Sociologia della Rete

Enti Conduttori ... e dintorni

Intervista a ENZO FOGLIANI [27 Gennaio 2005]

Ci siamo arrivati Enzo: un milione di nomi registrati nel country code Top Level Domain .IT : da una parte si puo' lamentare la invariata forbice con i country tedesco (8 milioni abbondanti) e inglese (4 milioni scarsi); dall' altra e' da segnalare e riflettere con soddisfazione comunque il quadro di prospettive e nuove responsabilita' che derivano dal passaggio, in fine, dal fattore kappa al fattore mega; ma vorrei sollecitare qui pure, e in modo particolare, una tua riflessione sul "guadagno" di questo target a fronte di un basso "costo" di contenzioso: in 4 anni sono state fatte circa 200 map ... Puoi farci una "scheda" degli Enti Conduttori, della loro mission, e al tempo stesso, dalla loro costituzione, un "saldo" ?
  • Gli enti conduttori rappresentano un interessante e valido esperimento delle cosiddette A.D.R. (alternative dispute resolution). Nel momento attuale, in cui la giustizia ordinaria ha tempi sempre estremamente lunghi, lo sviluppo delle A.D.R. ha avuto recentemente notevole impulso, grazie anche al favore con cui sono viste dal legislatore (ricordo che la nuova riforma del diritto societario prevede la obbligatorietà di un tentativo di conciliazione presso appositi enti abilitati dallo stato). Non tutti i tentativi di A.D.R. hanno però avuto lo stesso successo delle procedure di riassegnazione.
  • Il successo delle procedure di riassegnazione è a mio avviso dovuto principalmente a tre fattori: a) essere un procedimento specifico per un determinato tipo di controversia, il che consente una maggiore specializzazione dei giudicanti; b) avere delle regole procedurali abbastanza complete e precise; c) di essersi avvalsa sino ad ora dell'opera di persone appassionate e seriamente motivate, che con le loro pronuncie hanno costituito un sistema completo e ben definito.
  • Ovviamente, le motivazioni di cui sopra sono le stesse che a mio avviso hanno determinato il successo delle MAP di ICANN, da cui le nostre procedure di riassegnazione derivano.
  • Dovendo fare un bilancio sull'attività degli enti conduttori, direi che è necessario distinguere un aspetto sociale da quello economico.
  • Sotto l'aspetto sociale, il bilancio è più che positivo. Se lo scopo delle procedure di riassegnazione era quello di limitare il cybersquatting, esso e' pienamente riuscito. Il sistema di regole vigente dal 2000 (e intendo le regole di naming, non solo le procedure di riassegnazione) e' evidentemente su quel punto specifico uno dei piu' efficaci del mondo.
  • Secondo i dati del "Coordinamento Enti Conduttori delle procedure di riassegnazione italiane CEC" abbiamo avuto sino ad oggi 242 procedure di riassegnazione, nelle quali sono stati esaminati 301 domini. Su un milione di domini registrati, significa un contenzioso che ha interessato lo 0,0003 % dei domini; come dire, ogni diecimila domini registrati ce ne sono stati 3 sottoposti a procedura. Il dato poi è in realtà ancor piu' basso, in quanto andrebbe diviso per i quattro anni in cui sono state svolte le procedure.
  • L'efficacia delle procedure è visibile anche verificando l'andamento dei dati nel corso del tempo: il numero delle procedure per anno è inversamente proporzionale al numero dei domini registrati, ed e' sempre andato calando a fronte dell'aumentare delle registrazioni: nel 2001 abbiamo avuto 99 procedure a fronte di 580.000 domini registrati, nel 2002 abbiamo avuto 74 procedure a fronte di 712.000 domini registrati, nel 2003 abbiamo avuto 59 procedure a fronte di 824.000 domini registrati, nel 2004 abbiamo avuto 45 procedure a fronte di 961.000 domini registrati.
  • Per quanto riguarda il rapporto fra ricorso alle procedure e ricorso alla magistratura ordinaria non ci sono dati certi, ma per quel che è dato sapere il rapporto è notevolmente favorevole alle procedure di riassegnazione.
  • Sotto l'aspetto economico, il bilancio per gli enti conduttori è invece senz'altro negativo. Da un lato, gli enti conduttori abilitati in Italia sono in numero sproporzionato rispetto alle esigenze del mercato. Basti pensare che in Italia abbiamo ben 11 enti conduttori, abilitati per il solo dominio .it, mentre ICANN ne ha soli 4 per i domini com, org, net, biz, info, etc., e molti altri cc TLD. La differenza e' ancor piu' eclatante se si considera che gli 11 enti conduttori italiani si sono divisi 300 procedure, mentre i 4 di ICANN hanno svolto oltre 16.000 procedure; il che significa che, in media, nei 4 anni ogni ente conduttore italiano ha svolto meno di 6 procedure contro le oltre 1.000 all'anno svolte in media da ogni ente conduttore di ICANN.
  • Degli 11 enti conduttori abilitati, 3 non hanno mai svolto alcuna procedura e quelli che ne hanno svolte piu' di 10 sono solo 4. La maggior parte delle procedure è comunque divisa fra CRDD e Arbitronline, rispettivamente con il 64,78% ed il 17,94% dei domini sottoposti a procedura. Il rimanente 17,28 fra gli altri 6 enti conduttori attivi.
  • Se si pensa che il costo di una procedura, per gli enti attivi, varia da 723 euro a 1200 euro, si vede bene che l'attività degli enti conduttori è svolta sostanzialmente in perdita. Di fatto, la maggior parte dei saggi degli enti conduttori presta la propria opera o gratuitamente o dietro compensi simbolici; e la situazione e' destinata a peggiorare, dato che le procedure sono in costante diminuzione.
  • Per evitare che gli enti conduttori e le procedure di riassegnazione scompaiano, sarebbe necessario ridurre il numero degli enti (magari accorpandoli fra loro) ed aumentare il costo delle procedure.

A me la esperienza degli E.C. interessa, da un punto di vista teorico, sopra tutto per la capacita' di questo club prive' piuttosto grosso che e' la rete :-) di "risolvere le problematiche proprie con strumenti proprii"; in piena consapevolezza delle regole del gioco del mondo reale; a scanso di istituti politico legislativi di speciale giurisdizione ... ma qui mi fermo io e vai avanti tu per competenza ...

  • La mia posizione è ben nota: per il nostro ordinamento lo strumento migliore sarebbe indubbiamente l'arbitrato, in quanto la decisione di un arbitro sostituisce quella della magistratura ordinaria. Nel nostro ordinamento ne abbiamo molteplici esempi, primo fra tutti nell'ordinamento delle federazioni sportive.
  • Le procedure di riassegnazione sono molto meno efficaci dell'arbitrato, in quanto le questioni sottoponibili ai saggi sono limitati e le decisioni possono essere bloccate semplicemente iniziando un procedimento ordinario giudiziario ordinario.
  • Il sistema sarebbe stato molto più funzionale con l'arbitrato obbligatorio (per i dettagli, si vedano http://www.nic.it/NA/exec/parere-ef-14-1.html , http://www.nic.it/NA/exec/parere-ef-14-2.html e http://www.nic.it/NA/exec/parere-ef-14-3.html ).
  • La scelta di prevedere solo l'arbitrato facoltativo e non obbligatorio è stata una scelta meramente politica, a mio avviso sbagliata. La scelta dell'arbitrato obbligatorio avrebbe consentito alla rete una maggiore autonomia e specializzazione. I risultati di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti: per anni abbiamo dovuto confrontarci con una serie pronuncie di magistrati ordinari digiuni delle conoscenze tecniche necessarie ad un tale tipo di giudizio: sentenze che hanno lasciato veramente perplessi ed orientamenti del tutto inadeguati alla realta' dei fatti. Ancora oggi non e' raro imbattersi in pronuncie giurisdizionali del tutto discutibili.
  • Se la rete aspira ad una propria autonomia e ad una maggiore efficienza, non deve solo essere in grado di porsi delle regole, ma deve anche predisporre nel suo ambito i mezzi per farle rispettare.
  • Il sistema dell'arbitrato contenuto nelle attuali regole, seppur facoltativo, è tutt'ora valido; sarebbe auspicabile che la Commissione lo rendesse comunque obbligatorio per chi registra i nomi a dominio nel ccTLD .it

Enzo ... siamo 4 gatti e ci conosciamo da anni: io sottolineo una storica centralita' di nodi della ricerca, CNUCE, CNR, GARR ... sempre piu' immersi nella Rete. La mia e' che gli E.C. dovrebbero, per pratica ragione di esatta identificazione dei processi di formazione delle Regole, interagire regolarmente con la Commissione Regole - senza diritto di voto - ma questo non lo abbiamo mai deciso. E che dovrebbero interagire regolarmente con il Registro - e questo lo abbiamo deciso. Alla Tua Attenzione :-) il commentare ovvero l' incassare questa considerazione.

  • Come sai bene, io ritengo che la rete sia una entità sociale nella quale sono applicabili le esperienze che l'umanità ha compiuto e sperimentato in passato. Ci sono sistemi che bene o male funzionano e sistemi che non funzionano. Se vogliamo fare un paragone storico, con la commissione regole siamo passati da un sistema a base democratico con separazione di poteri ad un sistema assimilabile ad una monarchia illuministica; e così come le monarchie illuministiche non hanno fatto molta strada, e' prevedibile che l'attuale sistema mostri presto i suoi limiti.
  • Per i dettagli del mio pensiero, ti rinvio al mio articolo "Recenti sviluppi nell'internet governance italiana: la nuova commissione per le regole del registro del ccTLD .it", in corso di pubblicazione sulla "Rivista di diritto dell'ìnformazione e dell'informatica", 2004, pag. 791, ma già disponibile all'indirizzo http://fog.it/articoli/04-DI-0791.htm .
  • Nello specifico, trovo imbarazzante che in una commissione che dovrebbe dettare le norme non abbia trovato spazio un avvocato o un magistrato o un professore universitario di materie giuridiche, che pure non mancano nel nostro ambiente.
  • In quest'ottica, ha poco senso parlare di diritto al voto del rappresentante degli enti conduttori nella commissione, quando in un anno di lavori la commissione non ha ritenuto sentire gli enti conduttori neppure una volta. Il problema non sono solo gli enti conduttori, quanto le regole stesse. Una buona metà sono regole giuridiche; e non parlo solo di quelle relative ad arbitrato o procedure di riassegnazione.
  • Investono il settore giuridico, ad esempio, il contenuto della LAR, il trasferimento del nome a dominio, la successione nella titolarità del nome, le facoltà di controllo del Registro, le questioni di privacy del whois, etc.
  • Del resto, basta confrontare le regole di naming precedenti al 1998 (create da soli tecnici) con quelle attuali (create con il contributo dei giuristi), per capire cosa intendo.
  • Ma non e' solo un problema di regole giuridiche. La nomina dall'alto dei membri della commissione secondo la logica di costituency che rappresentano solo una piccola parte degli interessati alla rete contribuisce a distaccare il governo di internet dai governati.
  • Così come organizzate, le costituency sono la cristallizzazione disposizioni privilegiate entro le quali non e' neppure garantito il processo democratico. Val la pena di ricordare che il piu' noto esempio di storico di costituency sono proprio quegli stati generali che nella Francia del 700 provocarono la rivoluzione francese. Anche nella odierna comissione ci sono componenti che pur rappresentando minoranze nel modo della rete, hanno un peso infinitamente maggiore del "popolo" della rete.
  • Basti pensare, al riguardo, che i 2535 provider-maintainer hanno ben 4 rappresentanti nella commissione, mentre i titolari di oltre un milione di nomi a dominio registrati nel ccTLD .it non ha un solo rappresentante.
  • E i risultati si vedono. L'utente non ha neppure un rapporto contrattuale diretto con il registro. E' obbligato a sottoscrivere una lettera di assunzione di responsabilità che piu' che altro è una lettera di sottomissione, nella quale l'utente assume solo obbligazioni nei confronti del Registro, senza che quest'ultimo si obblighi ad alcunchè nei confronti dell'utente.
  • Non a caso il registro si è sempre opposto nei fatti all'abolizione della lettera di assunzione di responsabilità; e non essere riusciti ad eliminarla e disporre un contratto diretto, con tutte le garanzie di legge (seppur con l'ausilio del mantainer) fra utente e Registro è senz'altro un obbiettivo mancato della NA. (a chi interessasse, le proposte in tal senso sono tutt'ora visibili su http://www.srd.it/fogliani/NA/ )

Le eccezioni rinviano alla "regola" e tu sei uno degli estensori dello Statuto della Naming Authority e della coeva matrice originaria delle Regole di Naming ... siamo intorno al 1997 ... una testimonianza, please, su quel tempo, e sul suo *clima*, direi "costituente" ...

  • Il clima era di grandi speranze e, tutto sommato, di una certa ingenuità. A quel tempo penso che pochi si erano resi conto dell'enorme quantita' di soldi che avrebbe girato attorno ad Internet ed ai nomi a dominio. I nemici da cui guardarsi erano allora l'ingerenza dello Stato da un lato e i grossi gruppi privati dall'altro. La prima grande battaglia fu combattuta nella task force per lo statuto, dove si confrontarono il voto singolo (una testa, un voto) con il voto "pesato" (un dominio, un voto) che avrebbe favorito i grandi maintainer e lasciato fuori dalla NA i tecnici e gli esperti che non registrano domini.
  • Il più grosso errore della NA è stato quello di non dotarsi di un proprio bilancio autonomo che la rendesse indipendente dalla RA, con cui a quel tempo andava a braccetto.

Una ferita non ancora stabilizzata in un compiuto/sereno inquadramento ... la liberalizzazione del 1999. Da una parte il segno positivo e concreto di una distribuzione veramente *open* degli oggetti DNS in autentica logica di *pubblico dominio*. Dall' altra una procedura di registrazione per nulla temperata e scalata. Maurizio Codogno (se ci leggi sappi che qui ed ora ti prenoterei una intervista ...) ha sviluppato, con solita ed implacabile onesta' intellettuale, una rivisitazione critica. Sono originati da allora, secondo la mia ricostruzione [NOTA 1], i casini di ruolo fra RA & NA, aspre e tenaci memorie dentro la NA, un pratico "commissariamento da crisi" da parte dell' Istituto CNR nei confronti dell' ufficio di Registro e ... Passigli. Enzo: stavamo per rimetterci la pelle: dove, allora, "l' abbiamo imbroccata" - e dove "abbiamo sbagliato" ... col senno di poi, ovviamente ... ?

  • La liberalizzazione era una cosa che non si poteva non fare. Ed il fatto che si sia passati in 6 mesi da 90.000 a 500.000 domini dimostra quanto fosse necessaria e quanto sia stata gradita. Se oggi siamo ad un milione di domini e siamo il quarto ccTLD nel mondo lo dobbiamo proprio alla liberalizzazione.
  • E' vero: la liberalizzazione non e' stata temperata e scalata; ma non lo ritengo un errore della NA, quanto un errore di valutazione della RA. Le nuove regole erano pronte nel settembre 1999, le norme sulla liberalizzazione erano già state defintivamente approvate prima dell'estate. All'epoca fu chiesto alla RA quanto tempo avrebbe voluto per adeguarsi tecnicamente alla liberalizzazione, e se ci fosse stato bisogno di qualche temperamento. La RA indicò la data del 1 dicembre 1999, che la NA per sicurezza postpose al 15 dicembre 1999. Il periodo si incrociò poi con il trasferimento dell'IIT da via S. Maria nel centro di Pisa all'attuale area della ricerca del CNR di Ghezzano, e dette luogo ai problemi che sappiamo. La NA non avrebbe avuto alcun problema a introdurre la liberalizzazione per gradi.
  • L'errore della NA è stato invece il non valutare l'impatto economico della liberalizzazione e le conseguenze che che esse avrebbero avuto non tanto e non soltanto sui maintainer, quanto sul registro. La RA si è vista piovere addosso una pioggia di danaro che non poteva non destare appetiti e produrre un mutamento di rotta. La NA è diventata scomoda perchè non poteva (e non doveva) seguire la stessa logica.
  • Quanto agli sbagli, l'errore più grande della NA è stato quello, nel 2000 / 2001, di non riuscire a dotarsi di uno statuto che le consentisse un'autonomia patrimoniale. Se solo ogni maintainer avesse versato 100 lire per ogni dominio registrato, la NA avrebbe potuto dire la sua e sopravvivere. La mancanza di autonome entrate ha fatto si che la NA dovesse continuare il suo lavoro contando solo sul volontariato dei propri adepti, confrontandosi con soggetti che al contrario avevano disponibilità finanziarie cospicue e risorse da dedicare al confronto.
  • Al di la' di questo, ritengo che per le sue forze e la sua struttura la NA abbia fatto anche troppo. Non dimentichiamo che, essendo un ente democratico, al suo interno votavano anche quelli che la volevano affossare.
  • La vicenda del Cybersquatting ne è un esempio evidente. Esso è il tipico fenomeno che ufficialmente viene da tutti esecrato, ma, essendo lucroso, è da tutti praticato. Nel cybersquatting infatti non ci guadagna solo lo squatter (anzi, il suo e' il guadagno piu' aleatorio...), ma ci guadagnano sicuramente soprattutto il maintainer ed il registro, che comunque incassano il corrispettivo per i domini registrati dallo squatter. Non e' senza significato che l'arma più incisiva contro il cybersquatting (l'arbitrato obbligatorio) sia stato avversato proprio dalla RA ed in assemblea vi si siano opposti i maggiori maintainer (entrambi soggetti a cui la cosa avrebbe dovuto essere indifferente, dato che coinvolgeva gli utenti). Parimenti, non e' privo di significato il fatto che sia stata proprio la RA a pretendere la modifica delle procedure di riassegnazione per impedire che (al contrario di ogni logica e in contrasto con le MAP di ICANN) il dominio registrato in violazione del nome o del marchio non possa essere semplicemente cancellato, ma debba essere comunque riassegnato (in soldoni, se qualcuno registra "enzofoglianicretino.it" io non posso pretendere che sia cancellato, ma solo di poterlo registrare io a mio nome!).
  • Piu' che di errori della NA direi che si può parlare di notevolissima abilità politica dell'attuale Direttore del Registro. Il cybersquatting è stato infatti sfruttato abilmente per cercare, con il disegno di legge Passigli, di elevare la Registration Authority al rango di amministrazione dello Stato. Dietro le grossolane norme proposte per arginare il cybersquatting, avanzate come specchietto per le allodole per giustificare il cambio di regime, c'era una operazione che avrebbe radicalmente mutato la situazione, anche economica, della RA. Quale amministrazione centrale dello stato (sotto forma di anagrafe dei nomi a dominio) essa avrebbe avuto potere di autotutela, avrebbe potuto decidere il costo della registrazione dei nomi a dominio (che attualmente rimane almeno formalmente un rimborso spese), sarebbe stata soggetta alla giurisdizione del Tar del Lazio.
  • Il progetto non è andato a buon fine un po' per una serie di (per noi fortunate) coincidenze, un po' per la pessima fattura con cui la parte anti-squatting del disegno di legge era redatta. Tale parte era infatti assurda, irrealistica ed improponibile. Se fosse stata redatta in modo più adeguato, probabilmente sarebbe passata.
  • Fallito il tentativo "Passigli", la RA ha dovuto fronteggiare la "Fondazione Meucci"; cosa che anche in questo caso ha fatto con molta abilità. Scampato il pericolo, si è dedicata alla neutralizzazione della NA dall'interno: mentre da un lato praticamente paralizzava il lavoro del Comitato esecutivo e bocciava ogni tentativo di innovazione, dall'altro additava la NA come l'elemento del sistema responsabile dell'immobilismo delle norme.
  • Questa tattica ha trovato fertile terreno progressivo disinteresse dei maintainer alla conservazione della funzione normativa in capo alla NA; NA che di converso ha mano a mano perso la sua caratteristica di ente rapresentativo dei maintainer. Mentre nel 1999 la Naming Authority contava nelle sue file circa 250 maintainer che rappresentavano circa il 90% dei maintainer attivi presso la Registration Authority, alla fine del 2003 i maintainer iscritti alla Naming Authority erano poco più di 300, che ora rappresentavano però soltanto il 12% dei maintainer degli otre 2500 maintainer attuali.
  • Secondo me, quindi, la NA quindi di per sè non ha commesso grandi errori; è stata solo vittima dei convergenti interessi economici di RA e grossi maintainer, che con l'inconsapevole complice disinteresse dei nuovi arrivati, l'hanno costretta prima all'angolo, poi l'hanno tolta di mezzo senza tanti complimenti.
  • In tutto questo, non si può non ammirare l'abilità politica del direttore del Registro, cui spetta il merito e la regia di questa operazione. L'unico rammarico è che tale abilità non sia stata utilizzata per l'affermazione del sistema precedente, che indubbiamente era socialmente migliore e piu' democratico, anche se meno agile e redditizio sotto il profilo economico.

Torniamo e allarghiamo il tema Enti Conduttori ... ci fai una scheda di WIPO ?

  • Su WIPO (Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale - OMPI, secondo la tradizionale dizione francese; http://www.wipo.int ) c'è poco da dire in questa sede. E' un'organizzazione dell'ONU di cui fanno parte attualmente 182 stati, con sede in Ginevra. Ha collaborato attivamente con ICANN per la redazione delle norme che regolano le MAP ed è oggi il maggiore fra i 4 enti conduttori abilitati da ICANN per la riassegnazione dei domini dei gTLD aperti al pubblico (.com, .net, .org., .biz, .info, eccetera). Svolge inoltre la funzione di ente conduttore per 43 ccTLD (per la maggior parte molto piccoli) che hanno deciso abilitarlo per proprie procedure di riassegnazione (elenco su: http://arbiter.wipo.int/domains/cctld/index.html )
  • Dalla sua abilitazione nel dicembre 1999 ad oggi, WIPO ha avuto 6983 procedure di riassegnazione, di cui 6773 per i gTLD e solo 210 per i ccTLD (elenco su http://arbiter.wipo.int/domains/statistics/cumulative/results.html ).
  • Per quanto riguarda le MAP di ICANN, i quasi 7000 procedimenti di WIPO rappresentano solo il 45% del totale della procedure di riassegnazione per i gTLD ( http://www.icann.org/udrp/proceedings-stat.htm ) poste in essere dai 4 enti conduttori abilitati da ICANN ( http://www.icann.org/dndr/udrp/approved-providers.htm ).
  • Tanto per dare un'idea delle proporzioni fra, alla sola WIPO pervengono attualmente circa 2 procedimenti al giorno, contro i due al mese che pervengono agli enti italiani.

Non si puo' chiedere ad un cucciolo "ventenne" (primi link con ARPANET nella meta' anni '80: Blasco Bonito & Alessandro Berni, mi piacerebbe anche da voi una piccola memoria per questa commemorazione milionaria :-) di avere un background maturo col "mondo reale" ... e viceversa ... ma ogni tanto - proprio in termini di "regole del gioco" - si assiste a strane invasioni di campo (e pure a qualche entrata pesante sugli stinchi). La politica e' un po' tentata da occasionali interferenze per emergenze di merito (citatissimi: pedofilia, terrorismo ...) mentre qualche area della rete rapsodicamente lancia grida manzoniane per violazioni protocollari ("la galera" per gli spammer ...). Probabilmente non e' un buon *sistema* affidarsi al ruolo politico in veste di braccio secolare della rete ... Che scenari vedi per uno sviluppo equilibrato dei DIRITTI IN RETE ?

  • Il fenomeno è abbastanza comune in tutte le formazioni sociali dotate di una certa autonomia e/o di una certa specialità. Per quanto riguarda Internet, ha piu' risonanza perchè è un fenomeno nuovo e che fa notizia, ma non penso sia peggio che in altri settori.
  • Il pericolo dell'intervento politico è comunque sempre in agguato; sta agli interessati comportarsi con buon senso, autoregolamentarsi contemperando gli interessi di tutti ed evitare nasca la necessità di un simile intervento.
  • Ovviamente, autoregolamentazione non significa reinventarsi ex novo duemila anni di diritto, o stravolgere i principi connaturati nell'ordinamento; significa far sviluppare la rete seguendo i principi costituzionali e del diritto vigente, in modo da integrarla armonicamente ed organicamente con gli altri settori della vita umana.

Internet e' interconnessa, anzi, e' interconnessione, pure istituzionale ( N.d.R. funziona pure come tensione e infrastruttura fra digital divide e globalizzazione): ti chiedo una riflessione sulla visione di Stefano Rodota' "per una costituzione mondiale" di Internet.

  • Una discussione su questi aspetti potrebbe durare secoli. Parlare di una costituzione mondiale per internet puo' sotto alcun aspetti essere affascinante, ma e' utopistico. Nel mondo ci sono Stati che sono paradisi fiscali, Stati che non concedono estradizione per gli assassini, Stati che tollerano la schiavitù, Stati che praticano la tortura. Se non si riescono a risolvere a livelo internazionale questi problemi (molto piu' seri ed importanti che un furto di dati personali o qualche tonnellata di spam), vedo difficile sia possibile risolvere quelli della rete. Intendiamoci, ognuno fa il suo lavoro e l'opera di Rodotà è altamente apprezzabile; ma sarebbe forse necessario prima migliorare il funzionamento della rete in Italia, poi eventualmente pensare a quel che succede all'estero.
  • Sul punto sono comunque pessimistico. Tanto il garante della Privacy è valido ed apprezzable, tanto è carente di mezzi. Al di la' dei pochi interventi e delle decisioni "esemplari", è sotto gli occhi di tutti la tendenziale impotenza delle istituzione ad assicurare sulla rete internet il rispetto delle norme sulla privacy.

Eserciti attivita' di docente, pubblicista, organizzi eventi, personalmente e nell Internet Society: quanto "pesa" la cultura in Internet, sopra tutto dal punto di vista: radicamento, diffusione, consapevolezza dei diritti ?

  • Moltissimo. Internet e' uno strumento di conoscenza che non ha eguali. Chi vuole, oggi attraverso internet ha a disposizione elementi di conoscenza impensabili sino ad un decennio fa. E maggiore e' la cultura e la possibilità di conoscenza, maggiore e' la consapevolezza dei propri diritti. Questioni che solo fino a pochi anni fa per la gente comune potevano avere risposta solo da parte di un esperto appositamente interpellato (e spesso pagato) oggi possono essere risolte ricorrendo alla rete.

Fatti una domanda e da'tti pure la risposta ...

  • No grazie, me ne hai già fatte abbastanza tu....

L' ultima nota di queste interviste e' questa: io non sono un fornitore di oggetti di rete, ma un assegnatario - hai qualcosa da dirmi, o da chiedermi ?

  • Posso esprimere l'auspicio e la speranza che presto anche gli assegnatari degli oggetti di rete (e direi piu' banalmente gli utenti di Internet) possano avere voce in capitolo nell'internet governance come in ogni buona struttura sociale democratica. Auspico che la rete si sviluppi con il concorde contributo e la responsabilità di tutti gli interessati, e non si inviluppi invece verso modelli alto-medioevali (corporazioni, costituency, consigli nominati dall'alto sovrano illuminato) che, i più (purtroppo sbagliando) credevano avessero ormai fatto il loro tempo.

[NOTE]

[NOTA 1] Vedi il flusso di link nella sezione dedicata agli scenari del country IT 1999-2004

LA SCHEDA - Enzo Fogliani

Nome Enzo

Cognome Fogliani

Sito web personale http://www.fog.it/enzo

Indirizzo Via Prisciano, 42

  • Cap 00136
  • Citta' Roma
  • Provincia RM
  • Nazione Italia

Professione Avvocato

Telefono (+39) 06-35346935

Fax (+39) 06-35453501

e-mail personale fog@fog.it

  • Laureato con lode in giurisprudenza l'8 luglio 1983 presso l'Universita' degli studi di Roma "La Sapienza" discutendo una tesi di diritto della navigazione dal titolo "Il regime di responsabilita' del vettore marittimo di merci", relatore prof. Gustavo Romanelli..
  • Nell'ottobre 1983 ha seguito presso il "Centro elettronico di documentazione" della corte di Cassazione un corso sulla ricerca elettronica automatica della documentazione giuridica organizzato dalla Corte di Cassazione.
  • Collabora dal 1983, svolgendovi attivita' didattica e di ricerca, con la cattedra di diritto della navigazione della facolta' di giurisprudenza dell'universita' degli studi di Roma "La Sapienza" retta prima dal prof. Gustavo Romanelli, poi dal prof Leopoldo Tullio.
  • Svolge attivita' legale dal 1983, con nel campo del diritto in genere, e del diritto della navigazione e dei trasporti, anche internazionali, in particolare. Dall'avvento dell'informatica e delle nuove tecnologie di rete, e' specializzato anche in diritto dell'informatica e internet, apportando il proprio contributo presso la Naming Autority italiana e la Registration Authority italiana per la predisposizione delle regole di Naming per il ccTLD ".it".
  • Procuratore legale dal 1986, avvocato dal 1992, iscritto all'albo dei cassazionisti dal 1998. Dopo una collaborazione poliennale (1981-1988) con l'avv. Oscar Raimondi di Roma, ha aperto dal febbraio 1989 un proprio studio legale.
  • Nel 1989 ha seguito il corso della scuola superiore per curatori fallimentari organizzato dal consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma.
  • Conosce la lingua inglese a livello professionale sia scritto che parlato, avendo ottenuto fin dal 1979 il "Certificate of Proficiency in English" dell'Universita' di Cambridge ed avendone perfezionato la conoscenza sia con numerosi successivi soggiorni di studio negli U.S.A. e nel Regno Unito, sia mediante l'attivita' professionale.
  • Svolge attività accademica d'insegnamento presso Università italiane.
  • Ha al suo attivo numerose pubblicazioni specialistiche ed ha partecipato a numerosi convegni nella materie di cui e' esperto.
  • Membro fondatore, nel 1988, dell'Associazione tra legali trasportisti di Roma; vice presidente della stessa dal giugno 1990, presidente dal 1992.
  • Membro dell'Associazione italiana di diritto marittimo, di cui è fra i membri fondatori del Comitato romano.
  • Membro dell'Istituto per lo studio del diritto dei trasporti (I.S.DI.T.)
  • Membro "Contributor" dal 1999 della Internet Society (ISOC)
  • Membro dal 1997 del gruppo ITA-PE
  • Eletto quale membro del comitato incaricato di predisporre lo statuto della Naming Authority italiana, operativo dal 14 ottobre 1997 al 2 ottobre 1998.
  • Eletto il 2 ottobre 1998 a far parte del comitato esecutivo della Naming Authority italiana per il mandato 1998/1999. Direttore del Comitato esecutivo della Naming Authority italiana dal 18 novembre 1998 al 28 ottobre 1999.
  • Riconfermato nel comitato esecutivo dall'assemblea della Naming Authority italiana del 28 ottobre 1999 per il mandato 1999/2000. Rieletto nel comitato esecutivo dall'assemblea della Naming Authority italiana del 25 ottobre 2000 per il mandato 2000/2001, del 16 marzo 2001 per il mandato 2001/2002, del 20 maggio 2002 per il mandato 2002/2004.
  • Eletto quale membro del comitato incaricato di predisporre modifiche allo statuto della Naming Authority italiana, operativo dal 25 ottobre 2000 al 16 marzo 2001.
  • "Member at large" di ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers).
  • Membro del comitato di arbitrazione della Naming Authority italiana.
  • Membro di Società Internet - Sezione italiana di Internet Society (ISOC) dal 2002
  • Eletto nel Consiglio di Società Internet - Sezione italiana di Internet Society (ISOC) per il triennio 2003 - 2006
  • Iscritto nella lista degli arbitri di eResolution, per il quale ha reso decisioni nelle "MAP" (Mandatory administrative procedure) predisposte da ICANN per la risoluzione delle controversie relative ai nomi a dominio per i TLD .com, .org e .net
  • Iscritto nella lista degli arbitri di Waqalat.com - Center for Arbitration and Alternate Dispute Resolution di Nuova Delhi
  • Redattore della rivista "Trasporti", edita prima dalla Cedam e poi dalle "Edizioni Trasporti" Trieste, dal 1983 al 1987.
  • Redattore della rivista "Diritto dei trasporti", edita dall'istituto di diritto della Navigazione dell'Universita' di Roma "La Sapienza" e dall'I.S.DI.T. sin dalla sua fondazione nel 1988.

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